Testimonianze

Roma, Martedì 7 luglio 2026
In ricordo del Prof. Vincent Alfred Morrone
Esistono incontri nella nostra vita che permettono di renderci conto che anch’essa nella sua
espressione apparentemente e ribadisco solo apparentemente comune ha avuto, invece, un
significato unico.
Ecco per me, con molta semplicità, ciò è avvenuto incontrando il Prof. V. A. Morrone.
In questi anni da quando lo incontrai la prima volta in qualità di paziente ad oggi che siamo qui tutti
a ricordarlo, la mia vita ha potuto acquisire via via sempre maggiore chiarezza nel corso delle
stagioni che ho avuto modo di vivere prima come suo suo paziente, poi come suo collega ed ora
come suo amico.
Una chiarezza unita ad un senso e ad un significato che egli nella sua grande competenza e allo
stesso tempo semplicità e presenza mi ha aiutato a raggiungere e non come un dato acquisito, ma
come una conquista da rinnovare ogni giorno.
Non erano i grandi concetti psicoanalitici ad attirare la sua attenzione, pur conoscendoli molto bene,
ma la quotidianità del vivere giorno per giorno, la quotidianità del nostro dovere nelle semplici
cose, nell’essere soprattutto noi stessi.
Non è certo una frase fatta questa, essere se stessi, nel modo come il Professore l’ha sempre
declinata e fatta vivere in me, come in tutti noi che lo hanno conosciuto nella sua modalità di essere,
nelle sue diverse sfaccettature di analista, docente, didatta e supervisore ma, soprattuto, il Prof
Morrone.
Ecco, le varie sfaccettate di un rapporto alla cui base il Professore ha sempre posto il rispetto
profondo dell’altro, per le sue difficoltà così come per le sue potenzialità, dando a queste quella luce
e quella forza da permettere il superamento di momenti difficili, di aprire alla speranza, sostenendo
sempre quella fiducia che egli ha sempre riposto in noi come nei suoi pazienti.
La fiducia nelle nostre parti migliori, per diverso tempo magari represse dalle difficoltà del vivere,
dalle richieste impersonali di una realtà che porta a non prediligere e a non vedere, invece, la nostra
unicità.
Ecco la fiducia che egli ci ha insegnato a coltivare con le sue parole, con il suo sguardo accogliente,
con il suo sorriso con il suo esserci, con la sua umanità…
Una modalità di vivere e di considerare gli altri, una visione del mondo, che porteremo con noi
come un grande dono del quale il Professore ha voluto farci partecipi.
Non posso che concludere queste brevi riflessioni con l’espressione della mia più profonda stima e
riconoscenza per colui che è stato il mio Maestro.
Francesco Giordano

Roma, Martedì 7 luglio 2026

«Non c’è una fine, ma un continuo nascere e rinascere.»

Forse nessuna frase del Professore Vincent Alfred Morrone riesce più di questa a raccontare ciò che oggi stiamo vivendo.

Perché chi lo ha incontrato, chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo, di apprendere da lui e di lasciarsi accompagnare dal suo pensiero, sa che per lui la vita non era mai un punto di arrivo, ma un continuo movimento. Un processo fatto di trasformazioni, di incontri, di possibilità nuove che nascono anche nei momenti più difficili.

Oggi ci troviamo davanti ad un’assenza, ma il suo insegnamento ci ricorda che l’assenza non è mai vuoto. 

Ci sono persone che continuano a vivere nel modo in cui ci hanno guardato, nelle parole che ci hanno lasciato, nel modo in cui ci hanno insegnato a stare con gli altri e con noi stessi.

Il Professore ci ha insegnato, prima ancora che una tecnica, un modo di essere terapeuti. Ci ha insegnato che la cura nasce dalla capacità di fare spazio, di non invadere, di non mettersi al centro, ma di creare le condizioni perché l’altro possa emergere, trovare la propria voce e il proprio cammino.

E forse c’è qualcosa di profondamente coerente, e allo stesso tempo profondamente doloroso, nel fatto che non abbia potuto essere protagonista fino all’ultimo, proprio lui che ci ha insegnato il valore del non esserlo. Lui che ci ha mostrato che la presenza più autentica non è quella che occupa tutto lo spazio, ma quella che sa abitare anche il silenzio.

La sua ultima lezione, forse, è proprio questa: nella presenza-assenza c’è la terapia vera. In quel filo invisibile che rimane anche quando una persona non è più accanto a noi, ma continua ad accompagnarci. Nel modo in cui il suo sguardo diventa parte del nostro sguardo, nel modo in cui il suo pensiero continua a vivere nelle nostre scelte e nel nostro modo di incontrare gli altri.

Il Professore non ci lascia soltanto dei ricordi, ci lascia una responsabilità: quella di portare avanti ciò che ci ha trasmesso, di custodire quel modo profondo e umano di essere terapeuti, di continuare a generare vita attraverso ciò che abbiamo ricevuto. 

«Non c’è una fine, ma un continuo nascere e rinascere.»

E oggi, nel dolore della sua assenza, sentiamo nascere ancora una volta la sua presenza.

I suoi allievi

09.06.206
 
Ieri ci ha lasciati il 𝑷𝒓𝒐𝒇. 𝑽𝒊𝒏𝒄𝒆𝒏𝒕 𝑨𝒍𝒇𝒓𝒆𝒅 𝑴𝒐𝒓𝒓𝒐𝒏𝒆, psichiatra, psicoanalista e gruppoanalista, fondatore e presidente (1989-2024) della SPIGA, Società di Psicoanalisi Interpersonale e GruppoAnalisi di Roma.
Ho avuto l’onore di conoscerlo pochi mesi fa ed essere accolta, come solo un vero Maestro sa fare, nel gruppo di supervisione che presiedeva il terzo venerdì del mese a Roma.
Pochi incontri, ma tanta accoglienza, autenticità nell’ascolto, profondità umana e professionale che non dimenticherò mai.
Grazie Professore per il suo sorriso gentile, per la sua disponibilità ad un incontro relazionale vero e sincero, per la sua semplice accoglienza che mi ha fatto sentire “a casa”.
Grazie del suo ultimo prezioso libro, un lascito che ci invita all’autenticità nell’incontro analitico, facendo sì che l’esperienza analitica apra alla conoscenza del vero Sé, alla fiducia reciproca, alla crescita umana autentica.
𝑮𝒓𝒂𝒛𝒊𝒆 𝑷𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒐𝒓𝒆, 𝒏𝒆 𝒇𝒂𝒓ò 𝒕𝒆𝒔𝒐𝒓𝒐. 𝑩𝒖𝒐𝒏 𝒗𝒊𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐!
 
𝑳𝒖𝒄𝒊𝒂 𝑪𝒐𝒍𝒂𝒍𝒂𝒏𝒄𝒊𝒂
 
“𝑬’ 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆𝒄𝒊𝒑𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒂𝒖𝒕𝒆𝒏𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒓𝒆𝒏𝒅𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒍𝒂 𝒄𝒓𝒆𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒖𝒏𝒐 𝒔𝒑𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒓𝒆𝒍𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒂𝒑𝒆𝒓𝒕𝒐, 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒕𝒆𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒆 𝒕𝒆𝒄𝒏𝒊𝒄𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒗𝒆𝒏𝒈𝒐𝒏𝒐 𝒂𝒑𝒑𝒍𝒊𝒄𝒂𝒕𝒆 𝒎𝒆𝒄𝒄𝒂𝒏𝒊𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆, 𝒎𝒂 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒏𝒕𝒂𝒏𝒐 𝒆𝒔𝒑𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒓𝒆𝒍𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒖𝒎𝒂𝒏𝒂. 𝑼𝒏 𝒍𝒖𝒐𝒈𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒊𝒍 𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒆𝒖𝒕𝒂, 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒆𝒎𝒑𝒂𝒕𝒊𝒂 𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒖𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆, 𝒂𝒄𝒄𝒐𝒎𝒑𝒂𝒈𝒏𝒂 𝒊𝒍 𝒑𝒂𝒛𝒊𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒐𝒓𝒔𝒐 𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒊𝒍 𝒓𝒆𝒄𝒖𝒑𝒆𝒓𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒗𝒆𝒓𝒐 𝒔é 𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒔𝒖𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒐𝒓𝒔𝒆 𝒑𝒊ù 𝒂𝒖𝒕𝒆𝒏𝒕𝒊𝒄𝒉𝒆. 𝑬’ 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒔𝒊𝒄𝒖𝒓𝒆𝒛𝒛𝒂, 𝒏𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒇𝒆𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒕𝒆𝒐𝒓𝒊𝒄𝒂, 𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒎𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒓𝒆𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒐𝒏𝒅𝒐, 𝒆𝒎𝒑𝒂𝒕𝒊𝒄𝒐 𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒅𝒊𝒇𝒆𝒏𝒔𝒊𝒗𝒐.”
Vincent Alfred Morrone (2026), Autenticità e psicoanalisi. Principi guida della pratica clinica individuale e di gruppo, Gli sguardi, FrancoAngeli, p.16.